Tutte le piante mangiano CO2, ma ce ne sono alcune che hanno più fame

I viali alberati, i boschi urbani, i giardini pensili non sono solo belli da vedere. Contrastano il cambiamento climatico, riducono l’inquinamento acustico e rilasciano ossigeno nelle nostre città, responsabili del 70% delle emissioni di CO2 del Pianeta. Coltivare più piante nelle aree pubbliche, negli orti, nei terrazzi privati o condominiali significa partecipare alla conservazione dell’ecosistema naturale e contribuire a ridurre l’anidride carbonica presente nell’aria. Un’azione risolutoria che diviene ancora più efficace se ci si affida a dei veri professionisti del mestiere: gli alberi “mangia-CO2”.

Ce ne sono alcuni particolarmente “affamati”, in grado di assorbire addirittura 1 tonnellata e mezzo di CO2 all’anno. Lo rivela un’interessante graduatoria stilata da Coldiretti su dati del CNR.

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Viale di alberi Ginkgo Biloba. Via Pagina Facebook @chinaplusnews

Il campione in assoluto è l’acero riccio, che assorbe 3.800 chili di CO2 in vent’anni, seguito da betulla verrucosa e cerro che nello stesso arco temporale ne divorano 3.100 chili. Ci sono poi il tiglio nostrano, più di 11 tonnellate di CO2 assimilate in un secolo di vita, il tiglio selvatico, l’olmo, il frassino e il più esotico ginkgo biloba, considerato un vero fossile vivente viste le sue origini risalenti a ben 250 milioni di anni fa. Chiude la classifica l’ontano nero, un albero relativamente piccolo, non oltre i 10 metri di altezza, ma dal “grande stomaco”: in 12 mesi mangia fino a 130 chili di tonnellate di CO2.

Questi giganti verdi danno un contributo fondamentale per ripulire l’aria anche da sostanze inquinanti come le polveri PM10, che ogni anno in Italia causano circa 80mila morti premature come da dati dell’Agenzia Europea dell’Ambiente. Un’opportunità irrinunciabile per abbattere lo smog in città con la bellezza.

In Cover, Città del Vaticano, Roma

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