L’ora legale: con giornate più “lunghe” meno C02

Lo scorso 31 marzo è entrata in vigore l’ora legale, adottata sin dal principio per ragioni di risparmio energetico. Lo spostamento in avanti delle lancette infatti non solo rende le giornate “più lunghe”, consentendo a tutti di godere di un’ora di luce in più, ma permette di tagliare notevolmente i consumi di energia elettrica per l’illuminazione artificiale. Secondo i dati di Terna, il gestore della rete elettrica nazionale, ogni anno con l’ora legale l’Italia risparmia complessivamente circa 560 milioni di kilowattora, un valore pari al consumo medio annuo di elettricità di 250mila famiglie, e che abbatte di ben 290mila tonnellate le emissioni di CO2.

Numeri che da diverso tempo hanno spinto l’Italia, così come altri Stati dell’Europa centro meridionale, a voler adottare per tutto l’anno l’ora legale. Nel nostro Paese, che si trova a circa metà strada fra Polo Nord ed Equatore, la durata delle giornate non varia di molto tra estate e inverno. E lo slittamento di un’ora, non implicando il propagarsi della luce del sole fino a tarda sera, produce dunque massimi benefici economici senza conseguenze dal punto di vista del benessere psicofisico delle persone.

Dal 2021 stop al cambio di orario

La Commissione Europea ha deliberato l’abolizione dell’ora legale: dal 2021 non ci saranno più spostamenti di lancetta, recependo il risultato della consultazione popolare che nel luglio del 2018 aveva visto favorevole a questa misura l’84% dei cittadini votanti. Ma quale orario rimarrà in vigore in quella data? In Italia, come detto, non dovrebbero esserci dubbi sull’ora legale. Ogni Stato membro comunque sarà libero di scegliere una delle due opzioni da mantenere in modo permanente.

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